"In cammino" in prima pagina questa settimana.

Sabato scorso, nel secondo incontro su “La parrocchia che vorrei” abbiamo innanzitutto ricordato che il significato del termine “parrocchiano” è “colui che abita presso qualcuno”. Perciò un parrocchiano, è colui che è un“ospite”.
E la PARROCCHIA cos’è allora?
Lasciandoci suggestionare da quanto detto poc’anzi, possiamo considerarla una Comunità di persone che
sanno ospitare e si lasciano ospitare, che sanno accogliersi e si lasciano accogliere.
Ciò è vero in quanto siamo “cittadini”.
Infatti il luogo dove viviamo, il Centro Storico di Lucca vede convergere al suo interno una infinità di persone che per i motivi più svariati affollano le piazze, i negozi, gli uffici, le scuole, le chiese. Tutti costoro sono persone che chiedono ed offrono “ospitalità” nei suoi più svariati livelli:sul piano materiale (lavoratori..), economico (cercano casa..), spirituale (diverse confessioni religiose..), progettuale (professione, famiglia…) Sono perciò persone da mettere in comunicazione; persone che con le loro svariate qualità possono contribuire in maniera egregia a donare slancio, vigore, prospettive nuove sia alla comunità parrocchiale che
alla città intera.
Anche come cristiani ci riconosciamo “ospiti”.
Per coloro che hanno accolto Colui che ha preso dimora tra le case degli uomini, il Verbo fatto uomo, vivere l’ospitalità e l’accoglienza, è da sempre uno dei modi più significativi di vivere l’Evangelo. Ogni discepolo del Signore, chiamato ad essere accolto, come ospite, nella dimora di Dio per vivere la Comunione con Lui, è chiamato perciò a vivere l’ospitalità allargando il suo cuore e tendendo le mani.
QUALE CONCLUSIONE?
Desideriamo educarci a vivere come COMUNITA’ OSPITE, intendendo questa parola nella sua duplice accezione di “ospitare” e di “essere ospitata”. Perciò: “ospitare Dio”, “ospitare le persone” e “ospitare i luoghi e lasciarsi ospitare” sono temi che si possono ben concretizzare.

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